L’ITALIA CAMBIERA’ quando le gare di progettazione si fonderanno sul merito potenziale del progetto.

15 maggio 2012 § 3 commenti

Oggi Edilportale, discutendo delle novità indotte dalle recenti modifiche legislative su tariffe professionali e dintorni, riporta all’attenzione un classico problema della normativa italiana sui lavori pubblici; o almeno “problema” a noi sembra, noi che come il ragazzo di “Mery per sempre” andiamo a bussare le porte di chi offre lavoro (ed espone il cartello “cercasi apprendista”) e ci sentiamo rispondere “ma hai già lavorato?”…

Requisiti per la partecipazione alle gare
Per la dimostrazione dei requisiti di idoneità alla partecipazione ad una gara per l’affidamento di un incarico, il professionista dovrà fare riferimento ai livelli di destinazione funzionale delle opere, così come individuati dalla Determinazione 5/2010 dell’Authority.
Ad esempio, per l’affidamento della progettazione di una scuola elementare, il progettista dovrà dimostrare di aver già operato nell’ambito degli organismi edilizi per l’istruzione.

Chiediamo ai nostri 13 lettori: ma perché mai si deve affidare la progettazione di una scuola elementare a chi ha già “operato nell’ambito degli organismi edilizi per l’istruzione”? Potremmo capire se una amministrazione avesse bisogno della direzione lavori di un ospedale metropolitano: sarebbe abbastanza logico che vincesse la gara un professionista molto esperto nel settore della direzione lavori di grandi opere pubbliche. Per quanto, anche qui, sarebbe da scoraggiare fortemente un uso eccessivo e limitante di questo criterio. Ma per la progettazione di un asilo, di una piccola scuola, di una biblioteca, per quale motivo bisogna avere esperienze pregresse nella stessa classe e categoria di lavori? Noi non lo vediamo. Anzi, uno a dire il vero lo vediamo: favorire i favoriti, privilegiare i privilegiati, cooptare i già cooptati, e far capire ai giovani progettisti che il talento è perfettamente inutile e anzi dannoso per la loro carriera. E’ provato oltre ogni limite che la qualità progettuale è assolutamente indipendente dalle dimensioni del fatturato del progettista, dalla sua organizzazione professionale, dalle sue esperienze pregresse, da quanti ospedali ha costruito prima del prossimo.

Questo  criterio è una delle innumerevoli prove di una malattia italiana terribile: delegare alle norme decisioni che spetterebbero alla valutazione  responsabile di un decisore con nome e cognome. Siccome nessun amministratore ha più il fegato di affermare che un certo progettista deve essere scelto su una rosa di tot candidati in quanto è più bravo, allora si infarciscono i processi decisionali di condizioni preliminari. Se vuoi giocare la finale di Champions League non devi ottenere sul campo i meriti necessari, no, devi averla già vinta qualche volta. Fantastico, no?

Proponiamo una legge di un solo articolo: per partecipare alle gare di progettazione di qualsiasi entità esse siano, per qualsiasi classe e categoria di lavori sia di competenza di un architetto o ingegnere, è sufficiente essere in possesso dei requisiti per esercitare la professione. Il vincitore, qualora necessario, sceglierà la rosa dei tecnici specialisti necessari allo svolgimento dell’opera scegliendoli sul mercato con gli stessi criteri di merito potenziale e non pregresso sottesi alla scelta del progettista titolare.

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