ESSERE BUSTER KEATON e non ridere mai.

28 agosto 2011 § 1 Commento

Ecco, a parte l’eleganza sopraffina delle sue maglie sottili, delle sue scarpe, dei suoi pantaloni e delle sue giacche; ecco, a parte tutto questo, che non è poco anzi è quasi tutto, Buster Keaton, in queste stupende scansioni di Doctor Macro da lastre fotografiche di grande formato, non ride mai. Avete mai visto ridere un comico? Certo, oggi ridono moltissimo, e, forse, scatenano l’effetto contrario. Lui no, è sempre serio e accigliato, forse consapevole di quella grande e antica legge della comicità più vera, che pone al fondamento della possibilità di ridere una grande tristezza, una maliconia profonda, come del resto sappiamo dal nostro immenso Totò.

P. S.: C’è anche MARILYN, però lei ride 🙂

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§ Una risposta a ESSERE BUSTER KEATON e non ridere mai.

  • MAURO ha detto:

    Non sono un (profondo) conoscitore di Buster Keaton, ma appena ho visto le splendide foto che hai pubblicato, mi è venuto alla mente Chaplin. Genio della cinematografia “muta”, e dlle mille espressioni dove non ride mai. Grande capacità di fare ridere – facendo riflettere sulle “storture” del novecento che ci portiamo dietro anche oggi (si pensi alle tematiche della sicurezza sul lavoro, nella metafora di Tempi moderni) – senza ridere mai o quasi.
    Poi, come si fa spesso, ho guardato la biografia su Wikipedia (sarà banale, un po’di massa, ma lo facciamo tutti, salvo negarlo un attimo dopo…) e ho notato, l’immagine, tra le altre notizie, della Tomba. Lo faccio spesso, quello di cercare un’analogia tra la vita della persona e il suo monumento funebre, o quanto scritto sul suo epitaffio. Magari quella di B. Katon gli corrisponde, oppure non è una casualità il fatto che sia vicino a quella di questa o di quell’altra persona.
    Potremmo scomodare A. Loos e la sua Tomba (la sua nota frase sul fatto che ci facciamo seri davanti ad un tumulo e quella è Architettura, dice tutto sulla sua meravigliosa architettura); oppure la Tomba di Scarpa ad Altivole. Più che la tomba in sè, è la posizione, quasi a margine del recinto del cimitero Brion, che stupisce. Per chi ci è stato, più che un cimitero, è un luogo di vita, dove, se non lo sai, vieni via senza neanche accorgerti che lì è sepolto l’autore di questo progetto immenso. Forse un’analogia tra la tomba di un autore e la sua opera esiste: la tomba di Mies ricorda l’orizzontalià delle sue architetture, come la Farnsworth House, dove il piano di accesso, suggerisce una sorta di sacralità prima di accedere alla casa. Non sarà un caso….
    Scusami per la digressione, ma mi è venuta così……magari Buster Keaton avrebbe sorriso della banalità, anche se non ride mai (nelle foto).
    Ciao
    Mauro

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