Mestieri in via di estinzione: saper porgere l’ostia (aggiornamento)

18 agosto 2011 § 2 commenti

…Dopo un anno, diciamo che la situazione è peggiorata, le “lavatrici automatiche” aumentano, e le ostie non si elevano 🙂 Sarà la ressa agostana, chissà. Comunque speriamo che qualche parroco legga questo nostro vecchio post di un anno fa. Chissà…

Molti parroci porgono l’ostia come se stessero inserendo un gettone nella lavatrice automatica. E’ un vero peccato quando un sacerdote  non comprende l’importanza di quell’attimo di tempo necessario per offrire il  Corpo di Cristo con la dovuta forma, la dovuta gestualità, la dovuta calma. E’ un peccato perchè una liturgia senza forma tradisce lo scopo per il quale si è chiamati a incarnarla nella messa.

Qualche giorno fa ho ricevuto la comunione da una dolcissima e anziana suora dai capelli bianchi. Davanti a lei mi sono trovato a guardare negli occhi un volto sereno e tranquillo, e a osservare finalmente, con piacere, una mano che rispettosamente ostendeva l’ostia prima di depositarla sulle mani o nella bocca,  la “presentava” per un secondo, ecco, questo è il corpo di Cristo. Amen.

Non ci vuole molto, è così semplice ed efficace. E’ una gestualità che parla anche a chi non capisce, si esplicita anche a chi non parla quella lingua.

Intanto, sperando di non fare la fine di Giovanna D’Arco, ci piacerebbe ricevere l’ostia come lei nell’immagine qui sopra (Florence Carrez, nel film “Processo a  Giovanna D’Arco” di Robert Bresson)! Cercasi parroci amanti del bello liturgico disperatamente.

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§ 2 risposte a Mestieri in via di estinzione: saper porgere l’ostia (aggiornamento)

  • MAURO ha detto:

    Cristiano, hai perfettamente ragione: come viene “posto” il Corpo di Cristo è un momento fondamentale per il fedele. La settimana scorsa, come vacanza, ho fatto un giro presso le Abbazie laziali: Casamari, Valvisciolo e Fossanova…le architetture cistercensi; ho notato che i monaci porgono l’Ostia, alzandola (“0stendendola”) verso l’alto, prima di porla, nel mio caso, tra le mani giunte. Ben diverso, come dice il mio parroco, da “juke box” della comunione.
    Così, per completare il giro, ho visitato le ville romane marittime della costa laziale: i resti della Villa di Plinio; la Villa di Domiaziano a Sabaudia, nel parco del Circeo; quella di Tiberio a Sperlonga. Visto che ero in zona, per tenere alto lo spirito compositivo, non mi sono perso le città di fondazione: sabaudia, latina-littoria e pontinia. Sabaudia è una sorta di “cura” compositiva-razionalista; la “strombatura” della chiesa in facciata, sicuramente Alvaro Siza l’ha vista, quando ha fatto i primi schizzi di casa Duarte. Appena posso ti mando alcuni schizzi compositivi del giro……non saranno come i tuoi, ma si guardano………
    Ciao
    Mauro

  • ctonia ha detto:

    Caro Mauro, devo dire con un pò di invidia che hai fatto un giro stupendo! E hai avuto la fortuna di incontrare dei monaci che forse, in quanto tali, hanno ancora una certa memoria di questioni che ad alcuni parroci sfuggono incredibilmente…
    Penso che Siza e alcuni suoi coetanei iberici siano fra i migliori conoscitori del Novecento italiano, hai ragione.
    ciao alla prossima
    c

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