Finalisti del concorso per la nuova chiesa sussidiaria di San Nicolò a Trebbia. Progetto del GRUPPO ANDREA RICCI

14 marzo 2011 § 2 commenti

GRUPPO DI PROGETTAZIONE:
Arch. Andrea Ricci (Capogruppo)
Arch. Andrea Cavicchioli
Ing. Roberto Ciriolo
Arch. Cristiano Cossu
Arch. Raffaele Parlangeli
Arch. Salvatore Risoli
Arch. Ada Toni
Consulenti:
Don Antonio Accogli (liturgista)
Nicola Biondani (artista)

Estratto dalla RELAZIONE di progetto – Secondo grado del concorso:
Rapporto con il contesto urbano – Cogliendo e interpretando i suggerimenti del bando, la proposta progettuale individua nel futuro complesso parrocchiale e nei contigui edifici destinati ad attività integrative un efficace strumento di riqualificazione dello scenario urbano, che oltre ad arricchirsi di un nuovo “centro” in grado di ricucire e armonizzare le trame preesistenti, acquisisce un ideale e piacevole luogo di sosta, incontro e socializzazione. I volumi edilizi, che reiterano a diverse quote la tipologia dei fabbricati a corte, si distribuiscono nel lotto in ragione di una duplice logica ordinatrice: da un lato la volontà di garantire centralità e visibilità all’edificio chiesastico, unicamente circondato da volumi bassi e prevalentemente interrati; dall’altro la scelta di ottimizzare la relazione tra chiesa e piazza comunale configurando tra l’uno e l’altra un cammino articolato e fortemente connotato, capace di intercettare l’attenzione dei passanti come di dilatare lo spazio e il tempo dell’itinerario di accesso al luogo di culto, favorendo così il raccoglimento in chi si accinge a partecipare alla celebrazione liturgica. Al percorso privilegiato di avvicinamento alla chiesa si congiunge, in posizione ortogonale, l’asse che governa lo spazio liturgico, delineando un contrappunto compositivo che moltiplica le relazioni spaziali con l’intorno e garantisce fedeltà al tradizionale orientamento ad est, facilitando la valorizzazione liturgica dell’illuminazione naturale.
La lettura del contesto, caratterizzato da una fisionomia tipicamente padana, ha portato all’adozione di volumetrie a prevalente sviluppo orizzontale, con coperture a falde e murature in mattoni, che pur armonizzandosi con l’intorno sfuggono alla seduzione del mimetismo per definire una composizione inedita, sobria eppure solenne.
L’intenzione di qualificare il complesso parrocchiale come cuore del tessuto urbano, nucleo vitale in costante simbiosi con il suo intorno, si riflette anche nell’accurata gestione del sistema di illuminazione artificiale: nelle ore notturne, a simboleggiare l’operosa vigilanza che indirizza la vita di ogni comunità cristiana, potranno infatti essere illuminati il sagrato con l’icona mariana, la finestra crociata orientata ad est e la sagoma a salienti della serra solare con il campanile, segni riconoscibili dalla grande distanza e chiaramente espressivi dell’identità del luogo.

Riconoscibilità – In un momento storico in cui facilmente prevalgono le logiche opposte dello storicismo imitativo o di un modernismo formalista talvolta gratuito, il progetto reinterpreta volutamente la tradizione del tipo basilicale, tentando di dimostrarne la vitalità e interpretandone la matrice spaziale alla luce degli orientamenti della nuova liturgia. Il vocabolario architettonico prescelto si compone termini noti quali la facciata e il campanile, il transetto e la navata, il sagrato e la cappella, elementi classici che la rielaborazione compositiva rende nuovi e attuali, così da garantire a ciascuno, fedele o semplice visitatore, la possibilità di individuare nell’edificio chiesastico un chè di familiare. Nel complesso, ciò che prevale è un’aurea mediocritas, che se da un lato evita il banale anonimato, qualificando il luogo di culto come presenza monumentale all’interno della città, dall’altro rifugge dagli eccessi tecnologici, formali o dimensionali, conciliando continuità storica e contemporaneità. La riconoscibilità dell’edificio è dunque affidata a forme elementari appartenenti ad un linguaggio condiviso: lo svettare del campanile, che governa la composizione senza sopraffarla; l’ampia finestra crociata che guarda ad est; la generosa copertura a falde inclinate; e infine il sagrato accogliente e la corposa facciata riecheggiante il tema del “non finito” di alcune cattedrali padane.

Impianto liturgico – Il processo progettuale ha da subito privilegiato le esigenze del culto, delineando e perfezionando un sistema di luoghi celebrativi che ha operato da strumento ordinatore dell’iter compositivo. (…) L’orientamento ad est, prezioso strumento di valorizzazione liturgica della luce naturale, è enfatizzato dalla disposizione assiale dell’altare e del fonte battesimale, che distanziandosi segnano la prima e l’ultima tappa del cammino di iniziazione cristiana. I due luoghi, pur gerarchicamente distinti, risultano evidenziati dalla presenza di una camera di luce che ne esalta il ruolo simbolico, mentre due pale scultoree disposte a mo’ di fondale illustrano, rispettivamente, il titolo della chiesa con il tema della Gloria Celeste e i simboli del battesimo con il tema dell’Epiclesi. Il gradino più alto della predella d’altare accoglie anche il Crocifisso, che disponendosi alla destra della mensa, sul lato tradizionalmente considerato “onorifico”, garantisce piena visibilità da parte del presidente e dell’assemblea riunita. Lo spazio battesimale è invece fiancheggiato, significativamente, dalla penitenzieria e dalle due acquasantiere.
L’ambone si proietta decisamente verso l’assemblea, disponendosi in corrispondenza di quel nodo strutturale che connette la navata al braccio sinistro del transetto. Il braccio opposto, chiaramente individuato dalla presenza della luce perenne e da una cortina di vetro screziata di rosso, in virtù delle dimensioni più contenute si qualifica invece come spazio raccolto, dedicato alla custodia del SS. Sacramento e all’adorazione personale. Tra cappella eucaristica e assemblea si colloca la sede presidenziale, che pur messa in risalto da una semplice predella denuncia la propria appartenenza alla sinassi e si orienta opportunamente verso l’ambone, indicando in colui che presiede il primo ascoltatore della Parola. (…)
L’aula liturgica è servita sul fianco nord da una sorta di navatella, che funge da spazio distributivo e si estende sino all’atrio di ingresso. Qui, discostandosi dall’asse centrale della facciata, il portale si proietta all’esterno volgendosi verso tutti coloro che accedono al sagrato provenendo dalla piazza e dal contiguo parcheggio, operando così da accogliente segnale di richiamo e dotandosi di una veste scultorea che ribadisce il titolo della chiesa. (…)

Progetto iconografico – Le opere d’arte, disposte a corredo dei luoghi liturgici o luoghi esse stesse, combinano liberamente arte figurativa e arte astratta, e si distribuiscono a partire dal sagrato. Qui un pannello scultoreo raffigurante una processione si stende lungo il sinuoso basamento della facciata, prosegue sul portale e si porta ai piedi della grande icona mariana, che rivela il titolo della chiesa attraverso il ventre gravido di Maria e le piccole figure radunate ai suoi piedi. Tra di esse è riconoscibile San Nicola, titolare della chiesa parrocchiale che è riproposto, in forma di statua a tutto tondo, anche nella piccola cappella posta alla destra dell’ingresso. Ispirandosi ad Ap 6,9, la mensa lapidea dell’altare configura un virtuale arcosolium posto a custodire i martiri della fede, mentre la base si adorna di un decoro stilizzato che allude alla palma, simbolo di vittoria sulla morte e di fede nella vita eterna. A sottolineare la relazione tra le “due mense nell’unico atto di culto” anche l’ambone, “nobile ed elevata tribuna” foggiata a modo di cassa sepolcrale, adotta il medesimo motivo ornamentale, e legandosi alle figurazioni astratte della retrostante vetrata policroma illustra il nesso Parola-Luce.
Altare e fonte battesimale si corredano ciascuno di una pala scultorea in cui nuovamente confluiscono arte figurativa e arte astratta: il primo rilievo propone la Vergine in trono con Bambino sullo sfondo di una Gloria Celeste, esprimendo così la sua diretta relazione con la scultura mariana posta all’ingresso; il secondo, sormontato da una quinta dedicata al tema dell’Epiclesi, è frutto dell’applicazione del procedimento tipologico, e illustra la struttura simbolica del battesimo attraverso tre episodi biblici liberamente ricomposti in un unico pannello, rivelando l’unità in Cristo della Storia della Salvezza e offrendosi come utile luogo di catechesi per adulti e bambini.
“Processioni e rogazioni santificano il territorio a partire dalla chiesa”, scriveva Romano Guardini, e proprio per accentuare il legame tra chiesa e quartiere, le stazioni della Via Crucis si distribuiscono all’esterno dello spazio liturgico, partendo dal sagrato e facendovi ritorno dopo un preciso itinerario avvolgente che sarà protetto, laddove opportuno, da alti diaframmi di cespugli. Qualora il parroco intendesse terminare il pio esercizio con la quindicesima stazione, i fedeli potranno rientrare in chiesa dalla porta principale e raggiungere processionalmente la Croce astile collocata presso l’altare, il cui Crocifisso prefigura, nell’interpretazione dell’artista, la Gloria del Risorto.
Due ulteriori opere si collocano nella penitenzieria e nel piccolo andito che dà accesso alla sacrestia: la prima, scultura a tutto tondo, commenta il Peccato Originale; la seconda, di tipo pittorico e linguaggio astratto, rimanda ai Doni Eucaristici. Delicate dorature caratterizzano, infine, altare, croce, ambone, fonte e candelabri per il cero pasquale, alludendo a quella Luce che è segno della presenza del divino.
Dal punto di vista materico, le opere scultoree saranno realizzate in bronzo, cemento colorato armato con tondini “cobra” e terrecotte refrattarie o semirefrattarie ad alta resistenza, queste ultime patinate e arricchite di smalti e dorature in seconda e terza cottura.

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