NICOLA BIONDANI, bozzetto per la statua di S. Alfonso Maria de’ Liguori nel nostro progetto di adeguamento liturgico della Cattedrale di Acerra

16 febbraio 2011 § Lascia un commento

Nicola Biondani è uno scultore mantovano con il quale da qualche anno collaboriamo in occasione di lavori e concorsi di progettazione relativi a nuove chiese o adeguamenti liturgici. Nel caso del progetto per la Cattedrale di Acerra Nicola ha prodotto, fra l’altro, un bozzetto per la statua di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, che nella nostra proposta trovava luogo al di sotto di un antico e pregevole baldacchino.

In questo post, alcune immagini del bozzetto e un estratto dalla Relazione di progetto:

«Per il pulpito adossato al terzo pilastro destro della navata, non riutilizzabile come ambone se non al prezzo di un’invasiva riconfigurazione, e artisticamente non all’altezza delle altre opere racchiuse all’interno dell’edificio, è previsto lo smontaggio e trasferimento all’interno del vicino Museo Diocesano. In particolare, si ipotizza la traslazione del recinto marmoreo, delle colonne di supporto e della piccola scala in ferro battuto, mentre si raccomanda vivamente la conservazione del pregevole fondale marmoreo e del relativo baldacchino, la cui fattura e i cui materiali ripropongono, sebbene con minore enfasi, la ricca scenografia della cattedra episcopale. Per restituire nuovo senso ai due elementi superstiti, ricucendo vecchio e nuovo in un insieme di chiaro valore liturgico e artistico, il progetto propone l’integrazione del sistema con una base di supporto sopra la quale collocare un’icona a tutto tondo di S. Alfonso Maria de’ Liguori, Patrono della Diocesi di Acerra. Il celeberrimo Dottore della Chiesa, orgoglio della Chiesa locale e universale, è infatti privo, al momento, di un luogo di devozione dedicato, e la sua unica raffigurazione, di tipo pittorico e del tutto inadeguata, per collocazione, ad assorbire l’appassionato fervore religioso dei fedeli, si inserisce nella navatella destra, in corrispondenza di uno dei pennacchi posti a sostegno dell’ultima volta a catino. L’obbligo di conservare le quote preesistenti, che da un lato impedisce il contatto diretto tra fedele e la nuova icona del Santo, dall’altro apporta un triplice vantaggio: il riferimento all’uso tradizionale di collocare lungo le navate statue di santi e profeti di grande dimensione, rendendo quasi tangibile quella comunione dei santi che unisce Chiesa terrena e Chiesa celeste; la prossimità tra ambone e statua del Santo, del quale sono noti l’impegno e la maestria proprio nella predicazione, nell’evangelizzazione e nella stesura di testi di spiritualità ormai diffusi in tutto il mondo; il reciproco richiamarsi, infine, dei due baldacchini che coronano cattedra e icona del Santo, rinviando delicatamente a quella successione apostolica in virtù della quale l’attuale Vescovo di Acerra, come un tempo Alfonso in S. Agata de’ Goti, conduce il proprio gregge.»

Gruppo Parlangeli

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